che soddisfazione … attendere l’alba in pieno centro storico!
continuare a sbevazzare, a dire cianfrusaglie, creare ipotesi di orgazzazioni di grandi eventi di book crossing, organizzare, dirsi, progettare, … come se in quella stessa notte, andando all’alba del giorno dopo, si dovesse organizzare tutto, tutto il possibile progettabile organizzabile…
perché poi, appena sarebbe giunta la luce, tutto sarebbe scoppiato via in un BLUP, come una bolla dalle iridescenti pareti sottili …
quindi in fretta dire, fare, creare, essere nuovo fantastico gruppo, legato e legante di se stesso.
darsi appuntamento all’alba in quello stesso posto … senza mai però andarsene e stare quindi sempre, direttamente, logorroicamente LI’.
il cambio della guardia al bar, raccolgono le sedie e si turnano i baristi, puliscono, lenti, il piccolo locale desueto …
attendere l’alba, come una volta al mare, in spiaggia, per increspare, con le propire braccia, in sinuoso moto, la linea liscia ed oleosa dell’acqua, vergine.
attendere il domani tra gli edifici storici, gli archi ed i broletti, già intrisi dei mangerecci profumi del giorno dopo …
che piacere …
maledetto chi si lamenta e odia la città, non sapendo viverla!!
accidiosi, invidiosi di sa scoprire il bello ovunque si trova … la magia, la magia dell’attesa e dell’arrivo …
QUEEL’ESATTO PUNTO MAGICO
la bici si trascina, stanca, nelle braccia dei trascinatori, euforici …
le sigarette attendono, nel pacchetto, chiuse nella macchinetta, che qualcuno superi l’irto test d’intelligenza e riesca finalmente a farle cadere, soddisfatte, per essere infine aspirate, e consumate.
ma le pareti della bolla si restringono, lentamente scompaiono …
il crocchio si saluta, malinconico, nella piazza, sotto lo sguardo complice della torre del bordello, e attraversa le diverse direzioni della città, tornando nelle proprie case, il volto nei primi fiotti di sole, i capelli che leggermente brillano alla prima luce…
finisce l’attimo magico, ma la sensazione è fresca ancora, dentro di noi, e la coltiviamo, calda.
dolce è assopirsi nella luce del mattino, la pala che smuove il vento, in attesa della diurna calura estiva.
mi sveglio, quasi non riesco ad alzarmi dall’appiccicoso divano, ma presto -gli occhi ancora crepati- salgo sull’ormai riposata bicicletta e riparto, fulminea.
meta quel bar.
sto arrivando, sto arrivando, sono qui!
non sono mai andata via!

infilo rapida la bici nelle aste metalliche, tocco.
sono sola.
dolce è il ricordo dell’appuntamento mancato.
già sveglia rivive la città, assuefatta ad un nuovo sole.

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